L'astronauta danese Andreas Mogensen dell'ESA porterà a bordo della ISS un esperimento per combattere la perdita muscolare nello spazio

L’ESA può risolvere la perdita muscolare nello spazio

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Il 27 agosto, l’astronauta danese Andreas Mogensen ha scritto la storia. E’ astronauta europeo a pilotare la navicella spaziale SpaceX Dragon verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Nei prossimi sei mesi, Mogensen svolgerà oltre 30 attività di ricerca. Stampa 3D nello spazio, realtà virtuale e caccia ai temporali per comprendere meglio i fenomeni atmosferici. Un esperimento, tra questi, affascina la comunità scientifica: l’ESA testerà un dispositivo contro la perdita muscolare

Un conseguenza medica nota da decenni

La perdita muscolare negli astronauti è una tra le conseguenze mediche inevitabili delle missioni spaziali a lungo termine. Ricerche precedenti hanno dimostrato che un astronauta di età compresa tra i 30 e i 50 anni che trascorre sei mesi nello spazio perde metà delle sue forze. Significa che sostanzialmente torna a casa con i muscoli di un ottantenne. 

Il nuovo esperimento spera di ridurre questi effetti stimolando elettricamente alcuni muscoli in modo che riacquistino massa. In definitiva, si prevede che questa stimolazione accelererà la ripresa .Con l’interesse per le missioni spaziali di lunga durata sulla Luna e persino su Marte, questo metodo potrebbe essere utile per contrastare gli effetti della microgravità sugli esploratori umani e per mantenerli in salute, dicono gli scienziati.

Il metodo, chiamato Stimolazione Elettrica Neuromuscolare (NMES). Sulla Terra, è una strategia riabilitativa ben nota (rif.) per i pazienti che sperimentano periodi prolungati di inattività fisica.  Brevi impulsi elettrici sui muscoli bersaglio provocano contrazioni relativamente forti, che alla fine compensano gli effetti di un prolungato inutilizzo. Nello spazio, tuttavia, il metodo non è mai testato. 

La costruzione dello studio

Mogensen, dell’ESA, è il primo soggetto di questo esperimento contro la perdita muscolare. Il danese apparterrà a quello che viene chiamato un gruppo di controllo, il che significa che rappresenta un normale astronauta che non sarà sottoposto alla stimolazione elettrica vera e propria. Eseguirà misurazioni per valutare la sua salute muscolare prima e dopo il suo volo di sei mesi. I dati raccolti saranno le statistiche di base per i futuri astronauti trattati con la NMES durante le missioni spaziali. 

Il secondo gruppo di astronauti effettuerà le stesse misurazioni, ma dopo aver subito la stimolazione elettrica. I risultati di entrambi i gruppi verranno poi confrontati per giudicare se il trattamento ha migliorato la salute muscolare.

Di sicuro questo nuovo metodo integra e non sostituirà l’attuale regime di esercizi seguito dagli astronauti durante le missioni spaziali. Sulla ISS, l’equipaggio si esercita per almeno due ore ogni giorno, il che rappresenta una contromisura cruciale contro l’indebolimento dei muscoli. 

Come si allenano oggi gli astronauti

Gli esercizi fisici sono specifici per le agenzie spaziali e sono anche adattati all’individuo. Secondo uno studio del 2019, ad esempio, gli astronauti di Stati Uniti, Giappone, Cina e Canada seguono allenamenti di resistenza e aerobici. Al contrario i cosmonauti russi preferiscono utilizzare tapis roulant e cyclette tra le attrezzature.

La misura in cui queste contromisure funzionano è molto variabile tra gli astronauti. Uno studio (rif.) che ha monitorato due astronauti durante sei mesi di volo spaziale ha dimostrato che, nonostante l’allenamento ad alta intensità, l’equipaggio ha comunque subito una perdita muscolare. Pertanto, il metodo NMES, che richiede meno risorse di una mini-palestra nello spazio, potrebbe essere un sistema accessibile e utile che integra gli esercizi quotidiani.

Anche se finora non sono stati segnalati problemi di sicurezza a lungo termine, questo metodo presenta alcune limitazioni. A volte potrebbe non attivare l’intero muscolo. Inoltre, gli effetti delle stimolazioni elettriche su alcuni organi che si deteriorano nello spazio, come quelli associati ai sistemi scheletrico e cardiovascolare, non sono ancora ben chiari.

Stefano Gallotta

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