La scienza di Fondazione

Fondazione Apple TV
Fondazione, serie TV del 2022. Credits: Skydance Media/Apple TV+.

Fondazione, la recente serie tv Skydance Media e distribuita su Apple TV+ ispirata ai romanzi di Isaac Asimov, non è un’opera perfetta dal punto di vista dell’accuratezza scientifica. Tralasciando ogni commento di natura narrativa o produttiva, non è affatto lo scopo di questa recensione, l’intento è quello di concentrarsi sui concetti scientifici messi in scena episodio dopo episodio, cercando innanzitutto di capire se questi siano realizzabili e, successivamente, provando a spiegare il come effettivamente siano stati realizzati. Insomma quanta scienza c’è in Fondazione ?

Gli anelli planetari di Synnax

Synnax, il pianeta natale di Gaal Dornick, ci viene presentato nel primo episodio come un pianeta perlopiù ricoperto da acqua e attorniato da splendidi anelli planetari. Gli anelli non sono altro che detriti che orbitano su un’orbita stabile attorno a un corpo celeste. Giove, Saturno, Urano e Nettuno, nel nostro Sistema Solare, hanno diversi anelli che gravitano attorno. E qual è la caratteristica rilevante per la presenza di anelli che accomuna questi quattro pianeti? No, non si fa alcun riferimento alla loro composizione gassosa, bensì alla massa. Più è grande la massa, maggiori sono le probabilità di avere anelli chiaramente visibili e definiti.

Gli anelli che circondano Synnax chiaramente visibili nel cielo. Credits: Skydance Media/Apple TV+.

Gli anelli di Synnax sono mostrati estremamente visibili come quelli di Saturno, addirittura capaci di proiettare la loro ombra sul pianeta. Considerando il fatto che si tratti di un pianeta roccioso, bisogna dedurre che Synnax sia una Super Terra. Tuttavia, le Super Terre attualmente conosciute hanno una massa che oscilla tra le 4 e 10 volte quella terrestre. Si inseriscono, di fatto, al centro tra i pianeti rocciosi come la Terra, Venere, Mercurio e Marte e i giganti gassosi. Urano, che ha 14 volte la massa della Terra, ha degli anelli estremamente rarefatti e non visibli a occhio nudo. Pertanto, gli anelli di Synnax visti in Fondazione non rispettano i canoni della scienza e di conseguenza potrebbero essere così visibili come invece sono quelli di Saturno (che ha una massa di circa 318 volte quella terrestre).

Il problema della gravità in Fondazione

Detto francamente, il problema della micro gravità è il tallone di achille di ogni prodotto televisivo a tema fantascientifico con ambientazione nello spazio e Fondazione non ne è esente. È comprensibile che per questioni narrative, soprattutto di budget, sia molto più semplice ignorare l’assenza di gravità quando si è in scena a bordo di navicelle oppure ignorare le differenze che potrebbero esserci tra un pianeta e l’altro o addirittura su un satellite. Eppure, avendo l’occasione di ricreare intere sequenze in CGI, basterebbe renderlo più plausibile con un minimo sforzo in più, cercando di creare strutture che possano – almeno sulla carta – replicare un regime di gravità artificiale e giustificare quindi i piedi saldamente a terra degli attori. Come?

Per replicare la gravità artificiale basterebbe realizzare navicelle i cui moduli abitativi siano in costante rotazione (la cosiddetta “ruota” di Wernher von Braun). Difficilissimo farlo nella realtà, perché per alimentare la rotazione ci sarebbe bisogno di un notevolissimo sforzo energetico, ma trattandosi di finzione, e volendosi allocare in un segmento quanto più realistico possibile, agli autori di Fondazione sarebbe bastato ispirarsi al papà della scienza cinematografica: Stanley Kubrick. E dire che all’epoca non c’erano né i soldi, né i computer di adesso…

La Stazione Spaziale V di 2001: Odissea nello Spazio (1968), regia di Stanley Kubrick. Il concetto applicato (al cinema) della ruota di Von Braun per la creazione della gravità artificiale.
La Stazione Spaziale V di 2001: Odissea nello Spazio (1968), regia di Stanley Kubrick. Il concetto applicato (al cinema) della ruota di Von Braun per la creazione della gravità artificiale. Credits: Metro Goldwyn Mayer.

Star Bridge: l’ascensore spaziale di Trantor

Realizzare un’ascensore spaziale, sarebbe mai possibile? La risposta è, teoricamente, si. L’idea risale al 1895, quando il pioniere dell’astronautica Konstantin Ciolkovskij teorizzò una torre con base sulla Terra e la sommità in orbita geostazionaria. Siccome non vengono forniti dettagli circa la massa e la grandezza di Trantor all’intero della serie, tutto ciò che è possibile fare sono soltanto speculazioni e approssimazioni.

Ipotizzando che abbia le stesse dimensioni e massa della Terra, la sommità dell’ascensore dove attraccano le navicelle e dove i passeggeri superano quella sorta di dogana (e anche qui, si ripresenta il problema della gravità!), dovrebbe trovarsi a un’altezza di 35.790 km (orbita geostazionaria della Terra). Attualmente sarebbe impossibile creare una torre così alta, tanto è vero che si discute la realizzazione di un’ascensore spaziale tramite cavi. Tuttavia, in decine di migliaia di anni di evoluzione, potrebbe essere assolutamente fattibile. Restano, però, tutte le problematiche relative ai detriti, meteoriti e micrometeoriti che potrebbero colpire e quindi danneggiare la struttura, oltre che l’ossidazione dei materiali visto che nei piani più alti l’atmosfera è maggiormente ricca di ossigeno. Per la scienza è probabile, ma in Fondazione, evidentemente, hanno aggirato tutte le eventuali problematiche.

La Deliverance e la velocità della luce

In un certo punto della trama, alcuni personaggi sono costretti a spostarsi da Trantor a Terminus, con l’obbligo di viaggiare su un’astronave lenta e priva di “salto interstellare”. In Fondazione, ci viene detto che la distanza tra i due pianeti è di 50.000 anni luce e che con quella astronave, la Deliverance, avrebbero raggiunto destinazione in 378 giorni. Ciò significa che la Deliverance viaggia a una velocità di 132,28 anni luce al giorno, quindi 5,51 anni luce all’ora. Un anno luce è lungo circa 9.461 miliardi di km, quindi l’astronave menzionata nella serie viaggia, praticamente, a circa 52.130 miliardi di km all’ora, cioè più di cinquantamila volte la velocità della luce che invece è pari a circa 1 miliardo di km/h.

Con la tecnologia attuale sarebbe impensabile raggiungere una velocità del genere, ma sono le leggi del cosmo a imporci l’impossibilità di viaggiare alla velocità della luce, figurarsi superarla. Nessun oggetto può viaggiare alla velocità della luce perché, insieme alla velocità, si acquisisce sempre più massa e quindi più peso. La quantità di energia necessaria sarebbe infinita, proprio perché il peso dell’oggetto diventerebbe infinito. Soltanto i fotoni possono viaggiare alla velocità della luce, proprio perché non hanno massa. Quindi, è proprio il caso di dirlo: Deliverance, alla faccia della lentezza! Quindi no, cari showrunner. Va benissimo la sospensione dell’incredulità, ma tradire le leggi della fisica universale, per gli appassionati della materia, è decisamente inaccettabile!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *