La professoressa Arroway (J. Foster) in una scena del film Contact

Il film di fantascienza Contact vede la luce nel 1997, ma quanta scienza c’è nella pellicola ? Il regista americano Robert Zemeckis gira questo capolavoro di “neorealismo fantascientifico” basato sull’omonimo romanzo di Carl Sagan. Il noto astronomo e divulgatore scientifico americano pubblica nel 1985 il suo unico romanzo, concepito 6 anni prima in collaborazione con la moglie Ann Druyan. Il libro concentra la sua forza narrativa sui risvolti scientifici e religiosi di un primo contatto con una civiltà aliena.

La pellicola è dedicata allo stesso scienziato che ha collaborato nelle fasi iniziali della produzione, ma che è venuto a mancare poco prima dell’uscita. I due protagonisti Jodie Foster e Matthew McConaughey rendono il dualismo scienza-religione in Contact tangibile e vivido, ma la gran parte del merito lo si deve senza dubbio alle storie dei personaggi in parte ispirati alla realtà. La raffinatezza negli intrecci e la storia snella e senza fronzoli e ben curata, conferisce al film un spirito fresco che si mantiene intatto a distanza di anni.

Elly Arroway, la protagonista, è una giovane scienziata che decide di dedicare la sua vita alla ricerca di segnali extraterrestri dopo aver perso il padre, diventando con il tempo la massima esperta del settore. Il personaggio è inspirato alla ricercatrice americana Jill Tarter leader del progetto S.E.T.I. (Search of Extra Terrestrial Intelligence) Joss Palmer, il co-protagonista, è invece un predicatore-scrittore di fede cristiana, che ha studiato teologia senza poi prendere i voti, a causa del rifiuto del celibato. Tra i due sboccia l’amore, ma la loro storia non è destinata ad un percorso lineare.

Contact: un prologo da cineteca

La scena introduttiva di Contact è una delle più emozionanti della storia del cinema. La sequenza parte dalla Terra ed allargando l’inquadratura arriva ad includere l’intera Via Lattea e poi zone sempre più vaste compiendo questo zoom all’indietro. Questi primi secondi sono inspirati ad un documentario realizzato nel 1977 Powers of Ten. Per introdurre il tema principale, alle immagini sono aggiunti i suoni di trasmissioni radiofoniche e televisive umane, per dare l’idea di come questi segnali si allontanino dalla Terra.

La prima parte del film è un racconto delle ricerche della NASA che con il programma S.E.T.I., dal 1992, scandaglia il cosmo, con radio telescopi, alla ricerca di segnali alieni. Parte del film è girato ad Arecibo (Puertorico) dove si trovava il più grande radio telescopio del mondo, oggi dismesso. Altre riprese sono girate in New Messico, dove è sito il radio telescopio Very Large Arrey (VLA) costituito da 27 dischi parabolici, ciascuno del diametro di 25 metri. L’impianto VLA è meno potente del radio telescopio di Arecibo, ma di sicuro garantisce maggiore effetto scenografico.

La protagonista Ellie Arroway (Jodie Foster) in una scena del film mentre è impegnata ad ascoltare alcuni segnali captati dal Very Large Array in New Mexico.
La protagonista Ellie Arroway (Jodie Foster) in una scena del film mentre è impegnata ad ascoltare alcuni segnali captati dal Very Large Array in New Mexico. Credit: Warner Bros

In qualche modo anche le vicende della dottoressa Arroway nel film, vanno di pari passo con la realtà quando alla scienziata viene cancellato il progetto. Questo passaggio è un richiamo per nulla velato alla storia travagliata del progetto S.E.T.I. Negli anni ’90 il progetto venne cancellato dal congresso americano quando era ancora parte delle ricerche sotto l’egida della NASA. Ma come nel film il progetto è in parte andato avanti grazie a fondi ed alle donazioni dei milionari interessati. L’esempio lampante è il caso del Allen Telescope Array (ATA) finanziato da uno dei cofondatori di Microsoft.

L’ascolto dei segnali radio in Contact

L’aspetto non realistico in cui viene mostrata la ricerca di segnali radio intelligenti nel film è rappresentata dal fatto che gli scienziati usano le proprie “orecchie” per ascoltare questi segnali. Ci sono molte sequenze in Contact dove la ricercatrice Arroway ed i suoi collaboratori usano queste appariscenti cuffie che sanno poco di scienza. In questo passaggio c’è appunto un principio che non funziona. Le onde radio d’interesse astronomico non sono segnali che possiamo udire. Le informazioni che portano sono analoghe a quelle che si raccolgono con le altre bande dello spettro. Dalla sommatoria di questi segnali si ricavano delle mappe che ricostruiscono cosa avremmo visto se avessimo avuto occhi sensibili alle onde radio.

Ma pur se volessimo decidere di usare le orecchie riusciremmo ad ottenere nulla. Le analisi di questi segnali sono affidate a potenti calcolatori ed a complessi algoritmi. I rumori di fondo, la mancanza di una frequenza di ascolto precisa e altre variabili rende questa ricerca molto più complessa di come viene raffigurata nel film. In genere, nei progetti come S.E.T.I, le analisi umane entrano solo in una fase secondaria. Se vengono isolati segnali validi dagli algoritmi, i ricercatori entrano in gioco per poter confermare o smentire la bontà del segnale.

In Contact il segnale è chiaramente intenzionale perché trasmette una sequenza di numeri primi. Questo è un ulteriore riferimento alla realtà. Nell’ambito del progetto S.E.T.I. si è spesso dibattuto di quali caratteristiche dovesse avere un segnale per essere universalmente riconoscibile. La matematica può essere la soluzione al di là di stadio evolutivo delle due civiltà in comunicazione ? Effettivamente una sequenza di numeri primi difficilmente potrebbe essere prodotta da un fenomeno naturale, rimarcando la chiara origine volontaria.

Esempio dei dati che vengono analizzati medianti potenti calcolatori nel progetto S.E.T.I.
Esempio dei dati che vengono analizzati medianti potenti calcolatori nel progetto S.E.T.I. Credit: S.E.T.I.

Vega: l’origine del segnale

Il segnale alieno proviene dalla stella Vega, molto studiata e visibile ad occhio nudo nel cielo notturno. Lontana soli 26 anni luce dalla Terra è una stella più massiccia del Sole. Ha circa 2 volte la massa solare ma è molto più giovane del Sole, con un età stimata di 450 milioni di anni. Ad essere sinceri non sappiamo se la stella Vega ha dei pianeti che gli orbitano intorno. Ed in virtù della sua giovane età è molto improbabile che possa essersi sviluppata una forma di vita intelligente.

Ma insieme alla sequenza di numeri primi c’è anche dell’altro nel misterioso messaggio. La civiltà intelligente usa nel film una nostra trasmissione televisiva per attirare attenzione. In una scena ricca di suspense, si fa riferimento ad un potente segnale partito dalla Terra negli anni ’30 e ricevuto 26 anni dopo su Vega. Il segnale poi rispedito al mittente, ha impiegato altri 26 anni per tornare sulla Terra. Un totale di 52 anni che rende credibile la comunicazione tra le due civiltà. Sicuramente è il motivo che ha fatto scegliere a Segan la stella Vega come punto di trasmissione.

In questo caso in Contact c’è un forte riferimento alla scienza reale. Nonostante il messaggio nel film sia molto elaborato fa riferimento ad una trasmissione inviata da noi umani nel 1974 usando proprio il radiotelescopio di Arecibo. Il messaggio fu trasmesso in direzione dell’ammasso stellare M13 contenente pochi bit d’informazioni sull’umanità e la nostra posizione nel cosmo.

L’arrivo di un segnale alieno

Ma cosa accadrebbe in realtà se ci fosse un primo contatto con una civiltà aliena ? La prima considerazione da fare è che i tempi di reazione nel film, non possono corrispondere a quanto accadrebbe nella realtà. Ci vorrebbero mesi e molteplici verifiche e conferme da altri ricercatori ed osservatori indipendenti. Di certo sarebbe molto difficile mantenere la scoperta segreta. Nello specifico è già accaduto con il segnale captato nel 2019 chiamato Blc1 proveniente da Proxima Centauri. In quel caso ci fu proprio condivisione dei dati direttamente dalla comunità scientifica, che agisce con questo modus operandi, per ampliare le verifiche incrociate sulla scoperta.

Senza dubbio sono d’impatto, ma anche comiche, le scene d’isterismo collettivo, disordini e proteste che si vedono alla diffusione della scoperta. La stragrande maggioranza delle persone oggi è certa di non essere sola nell’Universo. Alcuni credono fermamente alla presenza di altre civiltà intelligenti anche senza alcuna prova tangibile. Compito oggi della scienza è fare esattamente il contrario di quanto accade in Contact: cercare di riportare alla realtà i miliardi di persone convinte di qualcosa di non scientificamente ancora provato.

Il messaggio criptato in Contact contiene anche ulteriori informazioni per la costruzione di un macchinario misterioso su indicazione di queste entità extraterrestri. Si tratta di un dispositivo in grado di aprire tunnel spazio-temporali (Wormhole) creati in precedenza da questa civiltà avanzata. L’idea di sfruttare i Wormhole fu inspirata a Segan dagli studi del fisico teorico Kip Thorne. I due vennero in contatto mentre era in atto la stesura del romanzo. Fu proprio Thorne a consigliare a Segan di usare i tunnel spazio-temporali per far viaggiare la protagonista velocemente nella galassia.

Conclusioni

Come sempre quando si tratta di lavori cinematografici basati su libri, il consiglio è quello di leggere il romanzo di Segan, ricco di dettagli non riportati nella pellicola. Possiamo però concludere che Contact è un film in cui viene prestata molta attenzione alla scienza. Nonostante le concessioni per ragioni narrative, il film rende davvero bene l’idea della ricerca scientifica in questo campo con molti dettagli interessanti.

L’approccio al tema del primo contatto con civiltà aliene è di certo molto più realistico rispetto alla media delle produzioni hollywoodiane, dove le civiltà aliene raggiungono “magicamente” il pianeta Terra. Tutto questo rende godibile l’opera di Zemeckis ed ha reso il film Contact, senza ombra di dubbio, un cult per i milioni appassionati del genere scifi.

Sofia Bianchi

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