Perseverance, l’ultimo campione su Jazero

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Il rover Perseverance della NASA ha perforato il suo sedicesimo campione. Estratto da una roccia interessante, inaugura il suo ultimo incarico che lo vede intento ad esplorare la cima del delta di un antico fiume. 

Il campione appena raccolto, delle dimensioni di un pezzo di gesso è nascosto al sicuro nella stiva del rover Perseverance, ha annunciato la NASA venerdì 31 marzo in un articolo (rif.). È stato estratto da una roccia che potrebbe plausibilmente ospitare prove di antica vita microbica su Marte, hanno detto i membri del team della missione.

Le missioni di Perseverance

Perseverance, delle dimensioni di un’auto, ha raccolto campioni e cercato segni di vita su Marte da quando è atterrato all’interno del cratere Jezero del Pianeta Rosso nel febbraio 2021. Il rover in questi due anni si è avventurato in vari scenari come previsto dalle campagne scientifiche programmate. L’ultima missione ha portato robot a sei ruote sulla sommità dell’antico delta del fiume Jezero. 

Il 30 marzo, il 749° giorno marziano di Perseverance sul Pianeta Rosso, il rover ha utilizzato il trapano all’estremità del suo braccio robotico lungo 2 metri per fare un buco in una roccia soprannominata “Berea”. Entro 30 minuti, il rover aveva un frammento di roccia marziana a forma di cilindro immagazzinato in uno dei suoi 43 tubi campione di titanio. Ad oggi, il rover ha raccolto 19 dei 38 campioni pianificati (rif.), 16 dei quali sono stati raccolti perforando le rocce marziane.

Gli scienziati pensano che la roccia di Berea appena campionata possa essersi formata quando un antico fiume ha trasportato i suoi elementi costitutivi, vari sedimenti e minerali che compongono la roccia , a valle di Jezero al di fuori del cratere. 

L’ultimo campione a bordo di Perseverance è un’entusiasmante vittoria per gli scienziati. La roccia Berea è ricca di minerali carbonatici, che possono essere creati come sottoprodotto della vita (rif.). “Se le firme biologiche fossero presenti in questa parte del cratere Jezero, una roccia come questa che potrebbe benissimo custodire i loro segreti”, ha dichiarato Katie Morgan, vice project scientist per Perseverance presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA in California.

Il rover Perseverance raccoglie il campione di roccia da un affioramento che il team scientifico chiama “Berea” usando una punta di carotaggio all’estremità del suo braccio robotico. Credit: NASA

L’analisi dei minerali cabonatici

Le rocce carbonatiche si materializzano quando l’anidride carbonica e l’acqua reagiscono con i minerali solitamente presenti nelle rocce vulcaniche, come il calcio e il ferro. Il fatto che la roccia di Berea sia ricca di carbonati potrebbe confermare che i fiumi scorrevano sulla superficie marziana 3,5 miliardi di anni fa. Inoltre, questi corpi idrici potrebbero aver ospitato la vita, le cui prove gli scienziati sperano di individuare nei campioni appena raccolti dal rover su Marte.

Sulla Terra, i dettagli dell’evoluzione dell’antica vita microbica sono protetti per miliardi di anni sotto forma di fossili ricchi di carbonati. Le conchiglie, ad esempio, sono fatte di carbonato di calcio, che le aiuta a diventare abbastanza dure da resiste fino ai giorni nostri. Queste strutture diventano custodi delle informazioni della vita antica. Spesso cambiano di dimensioni e spessore in risposta alla crescita degli animali che vivono al loro interno, nonché alle temperature dell’ambiente circostante. In questo modo, la storia di queste forme di vita viene archiviata negli intricati schemi delle conchiglie.

Allo stesso modo, gli scienziati di Perseverance sperano di svelare preziose informazioni sulla passato di Marte. La vita è esistita sul pianeta Rosso ? Come e perchè mai l’ambiente di Marte è mutato nel tempo ? Le risposte a queste domande arriveranno studiando in dettaglio i campioni custoditi nel rover. Questo lavoro sarà svolto principalmente sulla Terra. Se tutto procede secondo i piani una missione congiunta NASA-ESA, Mars Sample Return, che trasporterà i campioni di Perseverance sul nostro pianeta, nel 2033.

Stefano Gallotta

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