Missione DART: confermata orbita obiettivo

Confermata l'orbita dell'obiettivo della missione DART
La notte del 7 luglio 2022, il Lowell Discovery Telescope ha catturato questa sequenza in cui l’asteroide Didymos, situato vicino al centro dello schermo, si muove nel cielo notturno. Gli scienziati hanno utilizzato questa e altre osservazioni per confermare l’orbita di Dimorphos e la posizione prevista al momento dell’impatto con la sonda della missione DART. Credit: Lowell/N. Moskovitz

Utilizzando alcuni dei telescopi più potenti del mondo, il mese scorso il team investigativo della missione DART (Double Asteroid Redirection Test) ha completato la campagna di osservazione di sei notti per confermare i precedenti calcoli dell’orbita dell’obiettivo: l’asteroide Dimorphos. L’asteroide bersaglio, orbita attorno al suo asteroide genitore più grande, Didymos. I calcoli hanno confermato dove sarà l’asteroide al momento dell’impatto con la sonda. 

La missione DART, è il primo tentativo al mondo di modificare la velocità e il percorso di un asteroide nello spazio, testando un metodo di deflessione che potrebbe rivelarsi utile se in futuro si presentasse una tale necessità per la difesa planetaria.  DART raggiungerà il suo obiettivo il 26 Settembre 2022.

La missione DART

“Le misurazioni effettuate dal team all’inizio del 2021 sono state fondamentali per assicurarsi che DART arrivasse nel posto giusto e al momento giusto per il suo impatto cinetico in Dimorphos”, ha affermato Andy Rivkin, co-responsabile del team investigativo della missione DART presso la Johns Hopkins University“Confermare l’orbita dell’obiettivo della missione DART con nuove osservazioni ci mostra che non abbiamo bisogno di alcun cambio di rotta e siamo già sul bersaglio” ha poi aggiunto.

Tuttavia, la comprensione della dinamica dell’orbita di Dimorphos è importante per ragioni che vanno oltre la garanzia dell’impatto di DART. Se la sonda riesce ad alterare il percorso di Dimorphos, questo si avvicinerà a Didymos, riducendo il tempo di rotazione attorno ad esso. Misurare questo cambiamento è semplice, ma gli scienziati devono confermare che nient’altro che, l’impatto con la sonda, influenzerà l’orbita dell’asteroide. 

“La natura prima e dopo di questo esperimento richiede una conoscenza approfondita del sistema di asteroidi prima di farci qualsiasi cosa”, ha affermato Nick Moskovitz, astronomo del Lowell Observatory a Flagstaff. “Non vogliamo, all’ultimo minuto, incorrere in fenomeni che non abbiamo considerato per tempo. Vogliamo essere sicuri che qualsiasi cambiamento che vediamo sia completamente dovuto all’impatto con la sonda DART” ha aggiunto.

La difficoltà delle osservazioni terrestri

Tra la fine di Settembre e l’inizio di Ottobre, all’incirca nel periodo dell’impatto con DART, Didymos e Dimorphos si avvicineranno alla Terra a circa 10,8 milioni di chilometri di distanza. Da marzo 2021 il sistema Didymos era fuori dalla portata della maggior parte dei telescopi terrestri, ma all’inizio di luglio il DART Investigation Team ha impiegato potenti telescopi in Arizona e Cile: il Lowell Discovery Telescope, il Giant Magellan Telescope e il telescopio SOAR. Obiettivo? Osservare il sistema di asteroidi ed i cambiamenti di luminosità. Questi cambiamenti, chiamati “eventi reciproci”, si verificano quando uno degli asteroidi passa di fronte all’altro, bloccando parte della luce che emettono.   

Un immagine del Giant Magellan Telescope in Cile

“È stato un periodo difficile dell’anno per ottenere queste osservazioni”, ha detto Moskovitz. Nell’emisfero settentrionale le notti sono brevi e in Arizona è la stagione dei monsoni. Nell’emisfero australe incombeva la minaccia delle tempeste invernali. Infatti, dopo la campagna di osservazione, una tempesta di neve ha colpito il Cile, provocando l’evacuazione dalla montagna dove si trova SOAR. Il telescopio è stato quindi spento per quasi dieci giorni. “Abbiamo chiesto sei mezze notti di osservazione con l’aspettativa che circa la metà di quelle sarebbe andata persa a causa del tempo. Alla fine abbiamo perso solo una notte. Siamo stati davvero fortunati” ha confermato Moskovitz.

Il team è stato in grado di estrarre dai dati i tempi di 11 nuovi eventi reciproci. Lo studio di questi cambiamenti nella luminosità ha consentito agli scienziati di determinare con precisione quanto tempo impiega Dimorphos per orbitare attorno all’asteroide più grande e quindi prevedere dove si troverà Dimorphos in momenti specifici, incluso quando avverrà l’impato con la sonda DART. I risultati erano coerenti con i calcoli precedenti. “Abbiamo davvero una grande fiducia ora che il sistema di asteroidi è ben compreso e siamo preparati per capire cosa succederà dopo l’impatto”, ha detto Moskovitz.  

Nuove osservazioni e nuovi calcoli

A ottobre, il team utilizzerà nuovamente telescopi terrestri di tutto il mondo per cercare eventi reciproci e calcolare la nuova orbita di Dimorphos. Gli scienziati prevedendo che il tempo impiegato dall’asteroide più piccolo per orbitare attorno a Didymos si sarà spostato di diversi minuti. Queste osservazioni aiuteranno anche a confermare o smentire le diverse teorie, che gli scienziati di tutto il mondo, hanno avanzato sulla dinamica dell’orbita di Dimorphos e sulla rotazione di entrambi gli asteroidi.

La Johns Hopkins APL gestisce la missione DART per l’Ufficio di coordinamento della difesa planetaria della NASA. La missione DART è il primo test di difesa planetaria al mondo, che esegue intenzionalmente un impatto cinetico su un asteroide per modificarne la traiettoria nello spazio. Sebbene nessuno dei due asteroidi rappresenti una minaccia per il nostro pianeta, la missione DART dimostrerà che un veicolo spaziale può navigare autonomamente su un asteroide bersaglio e che questa è una tecnica praticabile per deviare oggetti in rotta di collisione con la Terra.

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