Mappata la bolla locale del Sistema Solare

Gli astronomi hanno tracciato il campo magnetico della bolla locale utilizzando i dati ottenuti da Planck e Gaia. Nell’immagine le brevi linee vettoriali rosa e viola sulla superficie della bolla rappresentano l’orientamento del campo magnetico scoperto. Credit: Theo O’Neill / World Wide Telescope

Gli astronomi al Centro di astrofisica di Harvard hanno mappato la bolla locale che circonda il nostro Sistema Solare. Una mappa unica nel suo genere che potrebbe aiutare a comprendere le origini delle stelle e le influenze dei campi magnetici nel cosmo. Il lavoro in pre-print è pubblicato sul sito della prestigiosa università (rif.)

I campi magnetici

La mappa rivela la probabile struttura del campo magnetico della bolla locale, una cavità larga 1.000 anni luce che circonda il Sole ed il Sistema Solare. Ma non è un fenomeno unico o isolato, la nostra galassia, la Via Lattea è piena di queste cosiddette superbolle. Le violenti esplosioni delle supernove, perturbano queste strutture. La deflagrazione, concentra gas e polvere, il combustibile per creare nuove stelle, sulle superfici esterne delle bolle. 

Le superfici di queste regioni quindi fungono da ricchi siti per la formazione di stelle e pianeti. Fino ad oggi però la comprensione dei meccanismi che regolano questo fenomeno erano del tutto sconosciuti. Con la nuova mappa 3D del campo magnetico, ricercatori oggi dispongono di nuove informazioni. Questi dati potrebbero utili per spiegare meglio l’evoluzione delle superbolle e loro influenza sulla formazione stellare. “Mettere insieme questa mappa 3D della bolla locale ci aiuterà a esaminare le superbolle in modi nuovi”, afferma Theo O’Neill, che ha guidato il lavoro di creazione della mappa. 

“Lo spazio è pieno di queste superbolle che innescano la formazione di nuove stelle e pianeti e influenzano le forme complessive delle galassie”, ha aggiunto O’Neill. “Apprendendo di più sui meccanismi esatti che guidano la Bolla Locale che circonda il Sistema Solare, possiamo saperne di più sull’evoluzione e la dinamica delle superbolle in generale”. O’Neill ed i suoi colleghi hanno presentato i risultati al 241esimo incontro annuale dell’American Astronomical Society mercoledì 11 Gennaio.  

Gaia & Plank

La ricerca è stata condotta sotto la guida della professoressa di Harvard Alyssa Goodman, in collaborazione con Catherine Zucker, Jesse Han e Juan Soler, esperto di campi magnetici a Roma.  “Dal punto di vista della fisica di base, sappiamo da tempo che i campi magnetici devono svolgere un ruolo importante in molti fenomeni astrofisici”, afferma Goodman. “Ma studiare questi campi magnetici è stato notoriamente difficile. La difficoltà ci allontanano, ma poi nuovi strumenti di osservazione e metodi computazionali ci danno nuovo slancio. Le simulazioni e le indagini odierne potrebbero finalmente essere abbastanza buone da iniziare a capire davvero i campi magnetici e come funziona l’universo. Dai movimenti di minuscoli granelli di polvere fino alle dinamiche degli ammassi di galassie”.

La mappa del campo magnetico 3D, si è basata in parte sui dati di Gaia, un osservatorio spaziale lanciato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Durante la misurazione delle posizioni e dei movimenti delle stelle, Gaia è stata utilizzata anche per dedurre la posizione della polvere cosmica, tracciando le sue concentrazioni locali e mostrando i confini approssimativi della Bolla Locale. I dati sono stati incrociati con un altro telescopio spaziale guidato dall’ESA, Plank. Quest’ultimo ha effettuato un’indagine a tutto cielo dal 2009 al 2013, ed è stato progettato per osservare la luce del Big Bang

Nello specifico, il dato interessante del database di Plank è luce polarizzata, ovvero luce che vibra in una direzione specifica. La polarizzazione è prodotta da particelle di polvere allineate secondo l’orientamento del campo magnetico. Dalle linee del campo magnetico, i ricercatori hanno ricavato la mappa 3D della Bolla Locale. “Con questa mappa, possiamo davvero iniziare a sondare le influenze dei campi magnetici sulla formazione stellare”, afferma Goodman. “E del resto, capisci meglio come questi campi influenzano numerosi tanti altri fenomeni cosmici.” 

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