James Webb raggiunge la destinazione finale

Render James Webb
Il render del James Webb Space Telescopy. Credit: NASA

Il James Webb Space Telescope è arrivato al sua destinazione finale a più di un milioni di chilometri di distanza. Compiuto un ulteriore step d’avvicinamento alla sua missione di svelare i misteri dell’Universo, ha affermato la NASA. Intorno alle 14:00 Eastern Time (19:00 GMT), l’osservatorio ha attivato i suoi propulsori per soli cinque minuti. Attivazione necessaria per raggiungere il cosiddetto secondo punto di Lagrange, o L2, dove avrà accesso a quasi metà del cielo in qualsiasi momento.

La delicata accensione dei propulsori ha aggiunto 1,6 metri al secondo alla velocità complessiva di Webb. Velocità appena sufficiente per portarlo in un’orbita attorno a L2, a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra. “Webb, bentornato a casa!” ha dichiarato l’amministratore della NASA Bill Nelson in una dichiarazione.

Il posizionamento di James Webb Space Telescope

Ma mentre Hubble orbita attorno alla Terra, James Webb orbiterà, nella sua destinazione finale, in un’area dello spazio nota come punto di Lagrange, dove l’attrazione gravitazionale del Sole e della Terra sarà bilanciata dalla forza centrifuga del sistema rotante. Un oggetto in questo punto specifico, teorizzato dal matematico Joseph-Louis Lagrange, rimarrà stabile e non cadrà nel pozzo gravitazionale del Sole – Terra, richiedendo solo poco carburante per le regolazioni. Ciò consentirà al telescopio di rimanere termicamente stabile e di generare energia dai suoi pannelli solari.

Le precedenti missioni su L2 includono gli osservatori Herschel e Planck dell’ESA e la sonda per anisotropia a microonde Wilkinson della NASA. La posizione di Webb consentirà inoltre comunicazioni continue con la Terra tramite la Deep Space Network, tre grandi antenne in Australia, Spagna e California. Il prossimo step sarà il processo di dispiegamento del massiccio specchio dorato di James Webb che raccoglierà i segnali infrarossi dalle prime stelle e galassie che si sono formate poche centinaia di milioni di anni dopo l’inizio dell’espansione dell’Universo.

La durata delle missioni scientifiche

Il James Webb Space Telescope inizierà la sua missione scientifica entro l’estate. La prima missione prevede l’uso dei suoi strumenti a infrarossi ad alta risoluzione per scrutare indietro nel tempo di 13,5 miliardi di anni fino alla prima generazione di galassie che si sono formate dopo il Big Bang.
A L2, rimarrà in linea con la Terra mentre si muove intorno al Sole, consentendo al parasole di Webb di proteggere le sue apparecchiature sensibili dal calore e dalla luce. Affinché l’ombrellone gigante offra una protezione efficace, è necessario che Sole, Terra e Luna siano tutti nella stessa direzione, con il lato freddo che opera a -225 Celsius.

Le accensioni dei propulsori sono andate così bene che, secondo i calcoli già effettuati, il telescopio supererà di slancio la durata minima pianificata di cinque anni, ha detto ai giornalisti il responsabile della commissione dell’osservatorio Keith Parrish Webb. La sua durata operativa è di circa 10 anni, ma si stanno già ipotizzando probabili missioni future per poterlo rifornire di carburante. James Webb Space Telescope, dovrebbe costare alla NASA quasi 10 miliardi di dollari. E’ una delle piattaforme scientifiche più costose mai costruite, paragonabile al Large Hadron Collider (LHC) del CERN e al suo predecessore Hubble.

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